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Escursionismo

Piz Rondadura

Escursionismo al Piz Rondadura con partenza dal Passo del Lucomagno

Piz Rondadura, Rientro panoramico
Rientro panoramico

Finita la stagione dello scialpinismo per via della ormai abituale e maledetta alta pressione africana, mi sono dedicato a più modesti versanti sud. Ma la voglia di calpestare ancora la neve, di ritrovare l’aria dei tremila con il desiderio di scoprire nuovi territori, mi invitano ad andare al Passo del Lucomagno e salire il Piz Rondadura quotato 3016m. Con mio papà, compagno sempre disponibile per queste avventure, raggiungiamo in auto il passo del Lucomagno dove parcheggiamo a fianco dell’ospizio.

Partenza dal Passo del Lucomagno

Piz Rondadura, Partenza dal Lucomagno
Ci accoglie un vento gelido

Da qui, con un vento gelido e nebbie basse, prendiamo la stradina che costeggia il lago fino ad incontrare, quando questa piega decisamente a destra, un bivio con l’indicazione Capanna Cadlimo. Percorsi pochi passi sul sentiero: sorpresa! Il ponte, che garantisce lo scavalcamento del torrente che scende dalla Val Termine, è stato smontato forse per evitare di essere travolto dalle valanghe invernali. Cosa fare? Scendiamo allora lungo il torrente per riuscire a guadarlo solo fin quasi al lago.

Passato questo primo intoppo risaliamo verso NW in direzione dell’Alpe Scaione, che non raggiungiamo in quanto il sentiero piega decisamente a SSW. Altro intoppo e un altro guado critico per via dell’abbondante acqua di fusione che precipita nella forra sottostante.

Da qui il sentiero si infila in una bellissima valletta con il fondo ancora pieno di neve. Il torrente che scorre al di sotto dei depositi scolpisce lo strato di neve e crea suggestive caverne. Arriviamo al termine della valletta ed erroneamente proseguiamo fino al piccolo sbarramento di Stabbio Nuovo a quota 2250m.

Piz Rondadura, Abbiamo sbagliato strada
Abbiamo sbagliato strada

Qui ci accorgiamo di avere oltrepassato il punto di salita, per cui dopo lunga ed attenta analisi della mappa, ritorniamo a quota 2192m dove incrociamo un torrentello sulla sinistra. Dopo attenta osservazione e nuova consultazione della mappa, intravediamo sulla destra alcuni sbiaditi segni gialli. Speriamo che l’indicazione sia quella giusta, visto che tracce di sentiero non esistono e mai più ne incontreremo. 

Saliamo faticosamente in direzione NNW l’erto pendio composto da erba e sfasciumi, per infilarci in una specie di camino che ci consente di scavalcare la zona delle Piode della Val Cadlimo. Cominciamo ad intravedere la nostra meta. Sospiro di sollievo e via ora su neve abbastanza portante in direzione WNW verso un punto segnato come quota 2626m.

La cresta finale

Pieghiamo a NNW in direzione di un intaglio della cresta E della nostra cima. La salita diventa più ripida, ma fortunatamente la neve tiene per cui proseguiamo per raggiungere la quota 2800 in quella che viene chiamata Foppa della Rondadura. Da qui dritto per dritto fino alla cresta est. Superata l’anticima con facili passi di arrampicata su blocchi instabili e sfasciumi, vediamo la nostra meta. La parte finale per la cima è ancora più semplice, in breve siamo in vetta.

Vetta del Piz Rondadura
la vetta del Piz Rondadura

Breve sguardo attorno con a N il Tödi, la cima più alta delle Alpi Glaronesi, lo Scopì a est e la sua cima troncata per farne una base dell’esercito svizzero, fino a W con il Basodino ed il suo ghiacciaio. Una volta tastata la consistenza della neve scendiamo in picchiata direttamente dalla cima fino a ritrovare il canalino con gli sbiaditi segni gialli.

Rientro con guadi

Rimpiango di non avere gli sci in questa occasione! Giù ancora per gli erti prati fino a ritrovare il sentiero di fondovalle e la stretta valletta per incontrare il primo dei guadi. Il torrente si è notevolmente ingrossato e risulta assai pericoloso da attraversare. Andiamo su e giù cercando un guado più facile, ma niente da fare. Dobbiamo azzardare un paio di salti per ritrovarci sull’altra sponda.

Piz Rondadura, Guado finale!
Guado finale!

Una scivolata ci farebbe passare dei brutti momenti. Pronti, via e sono dall’altra parte. Aiuto mio padre tirandolo per la bacchetta in modo da dargli il giusto slancio e anche lui passa senza problemi. A questo punto ultimi tornanti fino al piano del lago per poi passare dall’altra parte del torrente e riprendere la stradina che ci porta al parcheggio. Ultimo guado con l’acqua ai polpacci e la nostra avventura è finita.

Meritata sosta al bar dell’Ospizio con radler, strudel e frittelle di mele con crema alla vaniglia. Una goduria, a parte il prezzo!