Come sempre cerchiamo le condizioni meteo migliori per un’ascensione. Quindi eccoci alle 7,30 al Passo dello Spluga m 2114 con un bel sole e temperatura vicina allo zero. Dovremmo trovare la neve, caduta lo scorso maggio, abbastanza dura e quindi non sprofondare troppo. Iniziamo la salita prendendo la traccia di sentiero che parte dietro la casermetta della Guardia di Finanza e che si innalza su dossi in direzione OSO verso la cima del Pizzo Tambò 3279 m, che vediamo diritta davanti a noi.

A circa quota 2450 m troviamo uno strato di neve continua, delizia per i molti scialpinisti che ci seguono o che ci precedono, ma abbastanza dura e quindi procediamo senza fatica. Per sicurezza ci siamo portati l’attrezzatura: picozza, ramponi, imbrago e cordino, ma non ne avremo bisogno. Percorriamo sempre nella stessa direzione guadagnando progressivamente quota, fino ad un punto vicino alla sommità della cresta di OSO a circa 3050 m.

Ci fermiamo un attimo per ammirare i laghetti glaciali sottostanti, racchiusi fra rocce levigate e pietraie. A vederli sembrano laghi di metano liquido di pianeti alieni. Mio padre ha il ricordo di quando fece nel 1964 la sua prima ascensione al Tambò e che allora esisteva un ghiacciaio simile all’attuale Vedretta del Ferrè. Altri tempi e condizioni climatiche.

Noi a questo punto attraversiamo a mezza costa, sempre su neve, un valletta prima in leggera discesa e poi in salita fino a guadagnare la sella da cui parte uno scivolo di neve che ci conduce all’ultimo tratto di cresta. Questa parte, di rocce ora compatte, ora rotte e segnalata da ometti, ricorda il tratto terminale del Pizzo Scalino.

La salita non risulta difficile, ma sempre da fare con attenzione. Una distrazione potrebbe risultare fatale come sempre in montagna. Arriviamo a posare i piedi sulla cima ed a toccare la croce del Pizzo Tambò a quota 3279 m.

Abbiamo raggiunto il nostro secondo traguardo dell’obiettivo di salire le cime maggiori della Valle Spluga. Ci mancano ancora il Pizzo Suretta, il Pizzo Emet, il Pizzo Stella ed il Pizzo Quadro.

Tradizione vuole pane e salamino, frutta secca, biscotti e the caldo. Poi a palla con lunghe scivolate fino al Passo.