Autunno anomalo quest’anno, gran caldo e totale assenza di precipitazioni: c’è ancora spazio per un bel trekking. La scelta non può che ricadere sulla Val Grande, un vero e proprio paradiso per gli appassionati della natura più incontaminata.

L’idea iniziale era quella di raggiungere la famosa Arca e uscire a Premosello ma in due giorni purtroppo non è fattibile. Optiamo per il percorso delle Strette del Casè con partenza da Cicogna e rientro per il Pian di Boit con una notte alla Bocchetta di Campo.

In rete non si trova molto, soprattutto per quanto riguarda la prima parte del percorso: le poche relazioni esistenti non sono molto chiare, sappiamo già che non sarà facile trovare la traccia. Partiamo da Cicogna alle 8 con i nostri zaini carichi di tutto l’occorrente per la notte in bivacco.

Il percorso da Cicogna a Pogallo è molto evidente, basta seguire il bellissimo sentiero realizzato da Carlo Sutermeister, imprenditore svizzero che fece diventare Pogallo un importante centro di lavorazione del legname. Il borgo di Pogallo è bellissimo, l’edificio della vecchia ditta resiste ancora oggi all’avanzare del bosco, testimoniando l’affascinante storia vissuta da questo luogo.

Qui iniziano i primi dubbi: alcune relazioni dicono di salire direttamente lungo il pratone, altre di proseguire senza però arrivare a Pogallo di Dentro. Alla fine anche noi sbagliamo strada, seguendo troppo a lungo il sentiero che dalla fine del paese si addentra nella valle. In realtà bisogna raggiungere Pogallo di Dentro, e la via più rapida per arrivarci è iniziare a salire lungo una debole traccia subito dopo il primo torrente che si incontra nel bosco appena usciti da Pogallo.

Da Pogallo di Dentro il sentiero per l’Alpe Cavrua diventa molto più evidente (bollini rossi e scritte sui faggi). Rincuorati risaliamo il ripido a faticoso costolone nella faggeta fino a raggiungere la radura dell’Alpe Cavrua. Mangiamo qualcosa e ci rimettiamo in marcia. Questo è il secondo punto dove è facile perdere la traccia. Non bisogna portarsi nella parte alta dell’Alpe ma seguire, a partire dal limitare del bosco nella parte bassa, i pochi e sbiaditi bolli rossi sui faggi in direzione W-NW.

Dopo poco il sentiero esce dal bosco e raggiunge un piccolo torrente (oggi in secca) dove riprendono rari ometti. Da qui in poi le indicazioni sono abbastanza evidenti ma bisogna comunque prestare attenzione e cercare sempre il segnale successivo: basta poco per perdersi! Il percorso si fa più accidentato e alterna brevi e facili passaggi su roccia a risalite “erbose”.

Arriviamo finalmente ai Prati di Ghina, terzo punto chiave del percorso. La prima parte presenta ancora qualche bollo e ometto e grazie all’erba schiacciata individuiamo abbastanza facilmente la traccia. Arrivati però ad una spalla (ometto) le indicazioni si perdono e la pista svanisce. Per tentativi ritroviamo finalmente un bollino rosso risalendo dapprima il pendio in direzione della Cima Sasso per poi deviare verso W lungo la linea di massima pendenza. In sostanza il sentiero sale lungo la sinistra orografica del torrente superato in precedenza.

Finalmente sbuchiamo in cresta e possiamo ammirare in tutta la sua bellezza il Pedum e la selvaggia Val Caurì. Qui iniziano le vere e proprie Strette del Casè, ovvero una serie di sali e scendi che permettono di superare l’apparentemente inaccessibile cresta che porta alla Bocchetta di Campo. Il sentiero non è difficile, si trova anche un corrimano metallico nel punto più “verticale”, ma bisogna prestare molta attenzione perchè la stanchezza accumulata potrebbe giocare brutti scherzi e l’esposizione in alcuni tratti è comunque notevole.

Il buio incalza ma dopo l’ultima stretta (targa in pietra) vediamo in lontananza il bivacco: ce l’abbiamo fatta! Il bivacco è bellissimo, stufa e tavolo all’ingresso e due piani con tavolato di legno per dormire, l’acqua invece è disponibile solo 100m più sotto. Panorama fantastico verso il Pedum e i quattromila del Vallese. Cena a base di tortellini in brodo e poi nanna.

L’alba è magnifica, con il sole che illumina i laghi e infuoca la parete est del Rosa. Riprendiamo la marcia lungo la facile cresta alternadoci tra il versante nord (ancora innevato) e il versante sud fino ad arrivare prima alla Bocchetta di Scaredi e quindi alla Bocchetta di Cortechiuso. Da qui con una ripida salita ritorniamo in cresta e abbandoniamo il lungo tratto innevato. Sembra fatta ma in realtà il percorso è ancora molto lungo! Rimanendo in cresta tocchiamo la vetta della Cima Marsicce. Da qui in poi la cresta si fa quasi inaccassibile e non riusciamo a capire dove possa passare il sentiero.

Presi dalla sconforto scendiamo dalla parte opposta nella speranza di scoprire un passaggio nascosto. Il sentiero fortunatamente passa sul versante nord per aggirare il tratto di cresta più ripido fino ad arrivare ad una bocchetta che si affaccia nuovamente sulla Val Pogallo. Siamo abbastanza stanchi ma determinati a continuare. Qui è facile perdersi: non bisogna più seguire il filo di cresta ma scendere verso la Val Pogallo (segni bianchi e rossi e bollini giallo-rossi). Il sentiero infatti taglia a mezzacosta i ripidi pendii del versante sud in direzione della Bocchetta di Terza.

Poco prima della Bocchetta prendiamo la deviazione che scende direttamente verso l’Alpe Terza e, superata una lunga faggeta, arriviamo finalmente al Pian di Boit con l’omonimo bivacco. Da qui in poi è impossibile perdersi e, a parte una guado (corda), le insidie sono finite. Il rientro a Cicogna è però ancora lungo (almeno 2h), e infatti arriviamo alla macchina con il buio.

Che dire, percorso ad anello grandioso e affascinante anche se ricco di insidie. Nel primo tratto fino alla Bocchetta di Campo è facile perdersi, mentre nel secondo tratto ci sono alcuni passaggi che richiedono attenzione e non si trova acqua fino al Pian di Boit. Da non sottovalutare i tratti esposti a nord: in autunno è facile trovare neve e i ramponi sono caldamente consigliati. Lo sviluppo totale è di 32km, 14 il primo gorno e 18 il secondo, di conseguenza conviene sempre partire presto la mattina.