Dopo un lungo periodo di stop per problemi fisici, ma anche per via di un Maggio molto piovoso, riesco a portare a casa questa traversata. Era da tanto che la puntavo ma, per un motivo o per l’altro, non ero mai riuscito a farla. Dopo due settimane di allenamenti approfitto del ponte per organizzare: purtroppo il tempo non accenna a migliorare, danno brutto praticamente per tutto il ponte, c’è un’unica finestra venerdì mattina. Decido di provare anche se la possibilità di rovesci rimane elevata.

Il primo vero problema è il parcheggio! Nella zona vicino al Duomo è praticamente impossibile trovare un parcheggio non a pagamento, i prezzi poi sono proibitivi. Fortunatamente trovo un buco in Via Francesco Scalini, non troppo lontano dalla partenza. Colazione al bar, mi posiziono sotto il duomo, foto di rito e via al cronometro: si parte! Mentre percorro Viale Lecco nella testa comiciano ad affiorare i classici dubbi della partenza. Ce la farò? Pioverà? E se sbaglio strada? Ma sei proprio sicuro? Ho solo uno zainetto da 6 litri con: 750ml di acqua 4 barrette, una galletta di segale avvolta con due fette di bresaola, una giacca impermeabile, maglietta e calze di ricambio, soldi e i-pod.

Per fortuna si inizia a salire quasi subito: alla fine di Via Tommaso Grossi all’angolo con Via Per Brunate parte la salita di San Donato (cartelli). Ripidi tornanti guadagnano velocemente quota e in breve tempo sono Brunate. Da qui prendo il percorso pedonale per San Maurizio e dopo circa un’ora e dieci minuti sono al piazzale. Una bella bevuta alla fontana (oggi è umido si suda parecchio) e poi via verso il Boletto. Non c’è anima viva, arrivo in cima avvolto dalla nuvole, sono passate due ore esatte dalla mia partenza dal centro di Como.

Mi sparo un Gel Enervit e poi via verso il Bolettone. La dorsale è bellissima, nel primo tratto fino alla Bocchetta di Molina riesco a correre. Arrivo sulla cima del Bolettone dopo 2 ore e 53 minuti. Meglio mettere qualcosa di più sostanzioso nella pancia, opto per un Bonk Breaker, una mattonella di 60g di sostanza, consigliata! Riprendo la marcia in direzione del Palanzone. La rampa finale è una bella mazzata, non spingo e vado “di conserva” meglio non esegarare manca ancora un bel pezzo. Eccoci sul Palanzone dopo 3 ore e 52 minuti e 16km percorsi. Dopo la cima trovo una palude di cacche di pecora miste a fango proprio sotto gli alberi che precedono la cima. Mi impantano ben bene, troppo pigro per aggirare il tutto sul versante. La discesa nei tratti boschivi è insidiosa per via del fango, meglio non rischiare e andare con calma.

Mi fermo al Bar dell Colma per rimpire la borraccia e riparto verso il San Primo. Inizia a piovere: per fortuna piove con debole intensità ma, all’inizio della salita per l’Alpe Terrabiotta, si scatena il diluvio. Ci sta, lo sapevo fin dall’inizio che avrebbe potuto piovere. Mi riparo dentro l’alpeggio aspettando che smetta. Purtroppo non smette, quindi decido di ripartire, rinunciando però alla cima del San Primo. Non fa parte del sentiero classico, ma volevo comunque passarci, pazienza. Discesa a capofitto sotto la pioggia e poi via verso Il Rifugio Martina lungo la strada. Poco dopo il parcheggio del rifugio il sentiero numero 1 piega verso destra in direzione di Bellagio (cartelli). Inizia la lunga discesa verso il lago. Si alternano tratti di sentiero, a mulattiere con pochi tratti asfaltati. Tutto ben segnalato con numerosi bollini bianco-rossi, impossibile sbagliare.

Ecco Bellagio sono arrivato! L’ultimo tratto dell’imbarcadero è emozionante, passo correndo tra la folla di turisti che mi guardano incuriositi. Il cronometro segna 7 ore e 45 minuti, ho percorso 37km! Sono stanco ma soddisfatto, un piccolo sogno che si realizza! Arrivo giusto in tempo per la corsa delle 15:45 del traghetto veloce, alle 17 sono di nuovo a Como. Una bellissima esperienza, vissuta in solitaria tra le montagne di casa.