Forse l’ultima uscita sugli sci, voglio regalarmi un bel tremila, fuori dagli itinerari più battuti. Tempo instabile a sud dello spartiacque alpino, meglio andare sul sicuro a nord. Scegliamo il Gletscherhorn per la splendida e meteorologicamente stabile Val D’Avers, una valle che non delude mai. Partenza alle 4:45, dopo due ore e mezza di macchina arriviamo a Juppa. Non c’è nessuno, era quello che volevamo!

L’infinita Val Bergalga

Iniziamo la lunga risalita della Val Bergalga devastata dalle valanghe. Ne superiamo almeno quattro, una delle quale abbastanza complicata da salire e scendere. Superiamo l’alpeggio di Olta Stofel a 2074m e dopo quattro chilometri e mezzo di marcia finalmente arriviamo alla testata della valle. Ci vuole un’ora e mezza per arrivare fin qui!

Verso il Gletscherhorn, valanga in Val Bergalga
Una delle tante valanghe lungo la Val Bergalga

La salita alla vetta

Risaliamo il ripido pendio sulla sinistra fino a quota 2365m; da qui è ben visibile il resto dell’itinerario. Le pendenze sono più dolci ma la salita è ancora lunga. La pala finale sembra vicina ma ci vorranno ancora due ore visto il nostro allenamento da sciatori della domenica. Siamo cotti, ci facciamo forza a vicenda e arriviamo finalmente al colletto che separa la cima dalla Punta Predarossa. Qualche bomba energetica e affrontiamo la pala finale.

La pala finale del Gletscherhorn
La pala finale del Gletscherhorn con la Punta Predarossa

Anche qui il terreno è facile. Con quattro pertichette raggiungiamo la cresta e dopo pochi metri, sci ai piedi, la vetta con il suo ometto in pietra. Qualche nuvola ma non ci possiamo proprio lamentare.

La discesa dalla vetta

Cambio di assetto e iniziamo la discesa direttamente dalla cima. Ottimo firn fino a circa un terzo della discesa, poi purtroppo inizia un pantano gessoso che ci obbliga a un “si salvi chi può”. Il vero dramma è il ritorno a Juppa. La Val Bergalga è praticamente in piano. Con la neve molle gli sci non scorrono e siamo costretti a ripellare per tornare alla macchina. Ma senza “scammellata” che gita sarebbe? Itinerario comunque splendido in un ambiente unico; merita anche se bisogna armarsi di tanta pazienza al ritorno.