La forma fisica è ai minimi storici e il fallimento della spedizione al Palon de la Mare brucia ancora. La voglia di sciare c’è, dobbiamo solo ridimensionare gli obiettivi. Optiamo per una gita a chilometro zero, la Cima di Lemma per la Val Lunga. La scelta è rischiosa, visto che siamo nel pieno di un’ondata calda storica per Aprile con massime fino a 28°C. Ma sarebbe troppo facile andare in Engadina, vogliamo sfidare la dura orobia.

La Val Lunga

Arriviamo in macchina fino quasi alla fine della valle, la neve è scomparsa e le chiazze cominciano poco prima del ponte. Ovviamente nessun rigelo fino a 3000m, partiamo già con neve molle e diversi togli e metti. Non c’è nessuno, chissà come mai! Nel bosco la neve aumenta a vista d’occhio, in qualche modo guadagniamo i pendii superiori dove la neve diventa più portante. Velocemente arriviamo al Passo di Tartano dove facciamo una pausa viveri.

La cresta

In una sola settimana l’alta pressione si è mangiata tutta la neve sui versanti esposti a sud. La cresta è quasi tutta pelata, solo la parte alta presenta neve continua. Sci in spalla, saliamo a piedi il primo tratto su “terreno da capre”. In presenza di neve non sarebbe stata banale da fare con gli sci; forse bisognava toglierli comunque. Rimettiamo gli sci poco prima della vetta che raggiungiamo con qualche pertichetta sul classico velluto primaverile. Ci godiamo il panorama e iniziamo a prepararci per la discesa.

La discesa

Il versante nord sembra invitante, per cui decidiamo di scendere da li per evitare il rientro a piedi fino al Passo di Tartano. I primi cento metri sono uno sballo su “firn DOCG”. Le gioie finiscono presto lasciando spazio ai dolori. Il firn si trasforma in palude, ha inizio la sopravvivenza. Perchè rientrare verso il passo quando possiamo scendere direttamente dal bosco? Ha inizio il calvario della giornata. Ovviamente non abbiamo controllato prima la fattibilità di questo itinerario e non sappiamo quello che ci aspetta. Ravanata galattica, in un bosco ripido e fitto con neve ormai andata e qualche slavina superficiale. In qualche modo, dopo aver fatto amicizia con molti rami, riusciamo ad arrivare in fondo, completamente cotti. Direi che la discesa da questo versante non è consigliata! Rientriamo a casa stanchi ma comunque soddisfatti, le Orobie regalano sempre emozioni in un modo o nell’altro.