Per il giorno del mio compleanno decido di riprovare la ciaspolata a Starleggia visto che l’anno scorso ci eravamo dovuti fermare a Splughetta per via della troppa neve. Lasciata la macchina a Campodolcino ci incamminiamo verso l’inizio della strada che percorreremo per intero fino a raggiungere la piana di San Sisto. Incontriamo due scialpinisti che hanno subito rinunciato per via della troppa neve. In quel momento realizziamo che la giornata sarà molto lunga: la strada è immacolata, bisogna batter traccia per tutto il percorso!

Ci alterniamo al comando dandoci il cambio ogni 30 minuti circa. La strategia ha successo e in breve raggiungiamo in completa solitudine Splughetta dove ci fermiamo per mettere qualcosa sotto i denti. Dopo Splughetta la strada guadagna quota con due lunghi traversi, l’ultimo dei quali è potenzialmente a rischio slavine. Con passo deciso superiamo quest’ultimo tratto e arriviamo a Starleggia. È un paesino incantevole, soprattutto in inverno dove le abbandanti nevicate, tipiche della zona, sommergono la caratteristica chiesetta.

Riprendiamo la marcia affrontando a turno gli ultimi tornanti nel bosco e arriviamo alla piana. Purtroppo in lontananza sentiamo il rumore di una motoslitta in avvicinamento. È il preludio ad un’invasione che si verificherà da qui a breve. Scoraggiati proseguiamo fino a San Sisto per fotografare i tetti di Starleggia dall’alto. Durante la discesa purtroppo orde di motoslitte spazzano via la quiete e la bellezza di questi luoghi incantati, un film purtroppo già visto in Valchiavenna.

Si tratta di una ciaspolata fantastica ma molto lunga (24km complessivi tra andata e ritorno) che può diventare estremamente faticosa se, come nel nostro caso, bisogna battere tutta la traccia.