Le Alpi Venoste
Salita al Similaun, Le Alpi Venoste

Dopo aver salito la Palla Bianca eccomi di nuovo in Alto Adige per conquistare una nuova cima. Ad essere sincero la scelta è stata determinata non solo dall’aspetto alpinistico, sicuramente interessante, ma anche da quello culinario: ritornare ad assaggiare le specialità della Birreria Forst a Merano!

In compagnia di mio papà e di Sergio partiamo con comodo in auto per raggiungere la Val Senales ed il parcheggio di Vernago sulla riva dell’omonimo lago. Ci incamminiamo di primo pomeriggio per il sentiero che ci condurrà al Rifugio Similaun lungo la Valle di Tisa. Il sentiero è ben segnalato e sale prima con un piccolo strappo, poi più dolce fino ai 2700 metri della conca posta sotto la Punta di Finale ed il Giogo Basso oltre il quale si trova il rifugio.

Salita al Similaun, Verso il Maso di Tisa
Verso il Maso di Tisa

L’ambiente è severo e selvaggio caratterizzato dalle molte morene e colate di detriti lasciate dai ghiacciai ormai scomparsi. Il sentiero si inerpica ora lungo il versante sud con molte svolte e brevi tratti attrezzati fino al Giogo. da qui in breve arriviamo al bellissimo rifugio privato Similaun, posto appena prima della linea di confine con l’Austria a quota 3016m.

Dopo esserci sistemati in una delle camerate, ci rilassiamo con ottimi boccali di radler e ci godiamo il panorama con il Similaun. Il ghiacciaio è ormai ridotto al solo pianoro superiore ed a placche isolate nella parte inferiore. Le foto degli anni 30 del secolo scorso sono impressionanti e testimoniamo che il riscaldamento globale è ormai un dato certo e non più contestabile. Serata con foto e una cena più che accettabile con i gestori molto cortesi e disponibile.

Tramonto sul Similaun
Tramonto sul Similaun

Vista la brevità della salita sveglia alle 6 e colazione alle 6:30. Sfortunatamente piove a raffiche e la visibilità è scarsa. Aspettiamo fiduciosi un’apertura che si presenta dopo circa un’ora per cui decidiamo di salire. Appena uscita dal rifugio percorriamo la morena, ometti, in direzione ESE che ci porta, in leggera salita, fino trovare un punto dove scendere sul ghiacciaio.

La vecchia traccia scendeva invece direttamente sul ghiacciaio dal rifugio. Calzati ramponi e formata la cordata cominciamo a salire obliquamente in direzione ENE in modo da aggirare la zona crepacciata che si trova sotto il pianoro che contorna la piramide di vetta.

Pieghiamo troppo presto a destra e ci troviamo in una zona crepacciata, che superiamo senza grossi problemi con qualche aggiramento. Se nella parte bassa abbiamo incontrato solo ghiaccio vivo pieno di canali di scolo, nella parte alta è rimasta della neve caduta in agosto. Il percorso è quindi agevole e la piccozza al seguito praticamente non serve.

Sul pianoro incrociamo a destra una traccia, che seguiremo in discesa e che risulterà essere la nuova via normale di salita. Attacchiamo infine la cresta NNW che porta in vetta. Lasciamo il ghiacciaio e sempre con in ramponi ai piedi ma non più legati, percorriamo su sfasciumi, roccette e massi accatastati la cresta lungo una evidente traccia. Dopo un breve tratto con neve leggermente esposto sul versante N, giungiamo sull’ampia spianata di vetta del Similaun con la sua croce appena sostituita a quota 3602m.

Salita al Similaun, Tratto finale della cresta
Tratto finale della cresta

Il tempo non è perfetto, ma ogni tanto ci regala qualche apertura per godere di una bella vista: a ovest verso la Palla Bianca e la più vicina Punta di Finale, sotto tale vetta venne ritrovata al Giogo di Tisa la mummia Ötzli. A nord verso la Wildspitze, cima messa in programma, a est verso l’Altissima e la Cima delle Anime ed infine a sud verso le Dolomiti di Brenta e l’Adamello. A ovest invece il gruppo Ortles-Cevedale. L’ambiente attorno è decisamente severo con immense pietraie color ruggine e ghiacciai in sofferenza con residue lingue vallive presenti solo sul versante austriaco.

Breve sosta dato l’alzarsi di un vento freddo da nord e poi rientro in discesa fino a ricomporre la cordata al termine della cresta. Ripresa la traccia di salita teniamo decisamente la sinistra quasi a ridosso delle propaggini del Piccolo Similaun e scendiamo per un tratto più ripido – qualche piccolo crepaccio – fino a ritornare alla morena di rientro. Questa percorsa in discesa è la nuova via normale. Risulta più corta e diretta e resa possibile dalla impressionante ritiro del ghiacciaio. Siamo a fine settembre ed il ghiaccio continua a fondere!

Il Rifugio Similaun
Il Rifugio Similaun

Pausa al rifugio per saldare il conto, salutare cordialmente la signora che lo gestisce e poi giù al parcheggio di Vernago con un solo pensiero: arrivare a metà pomeriggio alla Birreria Forst alle porte di Merano. Alle 16 in punto gambe sotto il tavolo boccale di birra, bretzel, stinco, wurstel meranesi e insalata di cavolo. A farci compagnia una banda tipica del Sud Tirolo che con strumenti a fiato e canti accompagna la nostra scorpacciata.

Salita appagante, mai difficile classificabile F+. Lunga circa tre ore e trenta minuti nel tratto fino al rifugio, ma decisamente corta nella salita da noi fatta con molta calma in due ore. Consigliatissima la sosta alla Birreria Forst anche per rendere meno faticoso il lungo rientro in auto. Ritornerò in zona sicuramente per altre cime fra cui la già citata Wildspitze e l’Altissima, magari con gli sci.