Un altro canale che andava fatto prima o poi. La giornata non è delle migliori, ma decidiamo di tentare lo stesso. Tutto inizia con il solito incubo della strada da Pagliari al Calvi: 8km di puro strazio, da affrontare anche al ritorno. Meglio non pensarci e camminare a testa bassa.

Dopo il Rifugio scendiamo verso il laghetto per imboccare la traccia che conduce alla base del canale. Si sprofonda ma non troppo, una piccola ravanatina senza troppe sofferenze. Eccoci all’attacco, il canale è evidente non si può sbagliare. Calziamo i ramponi e iniziamo a risalire il primo facile tratto con qualche zig-zag.

Il canale poi si stringe e diventa più divertente con alcuni tratti di neve ghiacciata. Le difficoltà sono contenute, oggi le condizioni sono perfette, non affiora alcun tratto roccioso. In breve sbuchiamo in cresta: a destra c’è subito l’anticima, mentre verso sinistra inizia la cresta che conduce alla vetta principale.

Il primo tratto sembra una cristalleria: rocce rotte che si muovono solo a guardarle, necessario prestare molta attenzione, soprattutto per chi segue. Dopo un breve tratto erboso affrontiamo l’ultimo facile saltino e raggiungiamo l’ometto di vetta. Ripercorriamo poi a ritroso la cresta fino all’uscita del canale per poi proseguire in direzione della via normale.

Nella nebbia non è banale orientarsi, facciamo affidamento su qualche rado ometto. Dopo un tratto ripido, in prossimità di una sella, il sentiero devia con decisione verso destra abbandonando il filo di cresta in direzione del Rifugio Calvi. Da qui altri 8km per raggiungere la macchina, per un totale di 25km andata/ritorno. Mio papà usufruisce di un passaggio in macchina e per questo pagherà dazio offrendoci la birra di fine giornata.