Un inverno avaro di neve e con alta pressione fissa da mesi ci regala una bella e inaspettata salita al Gran Zebrù. Tutti i report parlano di condizioni perfette, si tratta di un’occasione unica che non ci lasciamo scappare, visto che in estate la via normale è diventata molto pericolosa. Decidiamo di spezzare l’ascesa in due giorni pernottando nel locale invernale del Rifugio Pizzini.

Partiamo alle 16 da Desio (dopo l’ultima mangiata di S.Stefano) alla volta della Valle dei Forni. La strada è interrotta da una colata di ghiaccio poco prima dell’albergo, siamo quindi costretti a parcheggiare. Alla luce delle frontali ci incamminiamo lungo la Val Cedèc e in breve raggiungiamo il Rifugio. Il locale invernale dispone di 6 posti letto, non ci sono stoviglie nè gas per cucinare. Non siamo i soli ad avere avuto questa idea, in tutto ci sono 12 persone! Per fortuna è avanzato un materasso e riusciamo a sistemarci in un angolino.

Sveglia alle 5:15, vestizione e alle 6:30 siamo in marcia. La luna illumina a giorno tutto il paesaggio rendendo superflue le frontali. Il percorso fino al ghiacciaio è evidente e ampiamente segnalato da frequenti ometti. Il ghiacciaio (o quel che ne rimane) è tutto coperto, non avvistiamo crepacci.

All’attacco del Collo di Bottiglia calziamo i ramponi e, tenendo una bacchetta e una picozza, risaliamo il ripido pendio nevoso, interrotto a tratti da qualche pietraia. Il canale diventa più ripido nella parte terminale (max 45°) ma non presenta particolari difficoltà vista la neve dura e gradinata; il pericolo maggiore è dato dalla caduta di pietre mosse dalle cordate che ci precedono.

Al termine del Collo di Bottiglia ci appare la famosa pala, oggi in ottime condizioni con neve farinosa e totale assenza di ghiaccio. Percorriamo un breve traverso sotto una bastionata rocciosa per poi risalire il pendio lungo la sua massima pendenza (45/50° max). Dopo questo tratto molto faticoso la salita concede una tregua grazie ad un pianoro posto sotto la cima, ormai ben visibile.

Da qui pieghiamo verso destra per affrontare l’ultima rampa nevosa che porta in cresta. Questo forse è il tratto più ripido ed esposto (50°) anche se breve. Eccoci in cresta, il panorama si apre sull’Ortles mentre sulla destra la parete nord precipita verso Solda. La traccia rimane leggermente sul lato nord consentendoci di ammirare da vicino la baracca austriaca.

Siamo in vetta! Non c’è una nuvola, panorama grandioso in tutte le direzioni. La discesa è certamente la parte più critica: preferiamo legarci e scendere faccia a monte nei tratti più ripidi, talvolta utilizzando due picozze per un migliore bilanciamento. Nel tratto prima del Collo di Bottiglia si è formato un pericoloso toboga che ci rallenta non poco. La discesa del canale è semplice e la affrontiamo faccia a valle; in breve siamo di ritorno al Pizzini.

Una montagna fantastica con una salita bellissima, varia e impegnativa quanto basta. Nelle condizioni di oggi è da valutare PD (fattibile anche senza corda) ma basta poco per renderla più impegnativa. In estate infatti la discesa dal canale con il caldo può diventare molto pericolosa per la caduta sassi e trovare la pala ghiacciata complicherebbe notevolmente le cose.