Dopo il tentativo fallito di fine Dicembre torno al Pizzo per riprovare l’invernale da Ornica, l’unico itinerario di salita che mi manca. Questa volta siamo in 6 pronti a battere traccia. Lasciata l’auto al parcheggio posto alla fine di Ornica iniziamo la salita lungo una mulattiera contraddistinta dal segnavia n.106 inzialmente tagliando alcuni tornanti della strada per poi entrare nel bosco. Dopo aver superato alcuni alpeggi il sentiero incrocia nuovamente la carrozzabile che percorriamo per un breve tratto fino ad una (poco visibile) deviazione che ci porta al pianoro erboso dell’Agriturismo Ferdy.

Da qui è visibile tutto il percorso fino alla Bocchetta d’Inferno. Breve sosta tè e ripartiamo seguendo l’evidente sentiero che guadagna rapidamente quota. Superata una prima baita attraversiamo il torrente e quindi, piegando decisamente verso destra, affrontiamo alcuni ripidi tornanti dove finalmente incontriamo la prima neve. Finora è stato un’inverno eccezionalmente caldo e secco, l’esatto contrario di quello passato. Qui le raffiche di vento ci costringono a rintanarci in una bellissima baita ricavata sotto il tetto di un’enorme pietra.

Dopo la caratteristica sfinge il percorso prosegue in leggera discesa fino all’ultimo strappo che ci permette di raggiungere la Bocchetta d’Inferno. Qui alcune raffiche ci buttano letteralmente a terra! Non molliamo, la cima è visibile, non manca tanto anche se si sprofonda sempre di più. Inaspettatamente la traccia affronta un ripido pendio ghiacciato a 40/45°. Alcuni di noi decidono di rinunciare, io decido di proseguire per raggiungere Omar che ormai sarà in vetta. Lo incontro mentre stava scendendo pochi metri sotto la cima. Stoicamente mi aspetta e insieme raggiungiamo la croce di vetta. L’ultimo tratto l’ho percorso quasi a gattoni per non essere portato via.

In cima rimaniamo per pochi secondi, giusto il tempo di scattare qualche foto e riprendere un breve video. Scendiamo rapidamente per ripararci dal vento. È un’ascesa bellissima in una valle magnifica. Il dislivello è sicuramente importante ma lo sviluppo modesto (6km) la fa assomigliare molto all’invernale del Grignone come tipologia di salita. In inverno è sicuramente l’itinerario migliore per raggiungere le vetta del Pizzo.