Il primo dell’anno è uno dei giorni migliori per fare una bella escursione: poca gente, clima stabile e cieli limpidi. Sveglia alle 6 e partenza per Revolè in Val Cavargna alla volta del Pizzo di Gino. È una montagna che difficilmente si trova in condizioni durante questo periodo, perchè la neve rende pericolosa la lunga dorsale erbosa che conduce alla vetta. Quest’anno il caldo e la mancanza di precipitazioni permettono una salita sicura.

Lasciamo la macchina al parcheggio di Revolè e ci incamminiamo lungo la strada che conduce alle baite di Fous. Non c’è un percorso obbligato ma una serie di piccoli sentieri che conducono ai diversi alpeggi e quindi ad una dorsale che arriva direttamente allo spallone SW. Risaliamo la dorsale sempre sul filo senza perdere quota e raggiungiamo in breve la cresta finale. Non ci sono indicazioni e neanche un sentiero, si sale sempre faticosamente per dossi erbosi e qualche roccetta con pendenze a volte sostenute.

Raggiunta la spalla mangiamo qualcosa prima di affrontare l’ultimo tratto. Anche qui, come in precedenza, saliamo su prati evitando i pochi nevai rimasti. Poco sotto la vetta compare qualche bollino rosso e bianco che indica il percorso. Calziamo i ramponi per risalire l’ultimo pendio innevato ed in breve tempo raggiungiamo l’anticima. Da qui è ben visibile la croce di vetta. Il tratto finale presenta alcuni passaggi esposti, decido quindi di andare avanti per verificare le condizioni.

Fortunatamente è in buone condizioni, c’è solo un piccolo lastrone di neve ventata verso il canalone esposto a SE. Con molta attenzione (una scivolata qui avrebbe ben pochi margini di recupero) arriviamo alla croce di vetta. Panorama eccezionale a 360° dalla Valtellina al Rosa, da solo vale la gita. Salita abbastanza noiosa e faticosa vista l’assenza del sentiero, ma la completa solitudine e il panorama della vetta ci hanno ampiamente ripagato.