Una promessa è una promessa: dovevo ritornare per raggiungere questa splendida cima. Rieccoci quindi a Pre de Madame Carle dove prepariamo gli zaini per la salita al Rifugio Des Ecrins. Dopo un breve tratto pianeggiante la salita inizia decisa ma regolare. Si lascia a sinistra il bivio per il Glacier Noir e si prosegue verso il Rifugio del Glacier Blanc che raggiungiamo in circa 2h. Breve sosta e si riparte verso la nostra meta su fastidiosi detriti morenici.

Decidiamo quindi di salire subito sul ghiacciaio per camminare con più regolarità. La prima parte del ghiacciaio è molto crepacciata ed è quindi neccessario calzare i ramponi e legarsi. Ormai il Rifugio Des Ecrins è davanti a noi, manca soltanto una rampa di circa 100m che completa le fatiche della prima giornata. Il rifugio è stranamente poco affollato.

Incontriamo nuovamente il mitico gestore sempre abbastanza arrabbiato (impossibile essere rilassati e distesi dopo due mesi passati in quel posto a quei ritmi). La cena è identica a quella della prima volta! Brodino al gusto di acqua, pasta scotta al ragù e micro-porzione di frutta sciroppata. La camera in compenso è semivuota e si dorme benissimo. La sveglia è fissata per le 3:30. Dopo la solita colazione indigesta usciamo dal rifugio con le frontali.

Il primo tratto in discesa è abbastanza fastidioso al buio e ogni tanto si sente qualcuno scivolare. Arrivati sul ghiacciaio ci leghiamo e partiamo per il lungo avvicinamento che ci condurrà alla base della parete di ghiacciaio della Barre. Ci vuole almeno un’ora per raggiungere l’attacco della salita (massima attenzione durante questo tratto del ghiacciaio per la presenza di numerosi crepacci nascosti). Rifiatiamo prima di affrontare il primo, terribile, tratto della salita. Questo tratto è costantemente sotto il tiro di una minacciosa seraccata, bisogna quindi farlo tutto di un fiato: vista la pendenza e l’ora è il momento più duro e delicato della salita. Dopodichè la pendenza diminuisce e la salita si fa meno impegnativa ma sempre sostenuta.

L’alba ci coglie a 3800m, lo spettacolo toglie il fiato: il cielo diventa dapprima rosso fuoco per poi diventare giallo e quindi sfumare verso l’azzurro. Solo questo breve momento ci ripaga di tutti gli sforzi. L’ultimo tratto della salita passa sotto la la splendida parete della Barre. Superiamo la facile crepaccia terminale e siamo in vetta (circa 4h-4h:30 dal Rifugio).

Come al solito a questa quota sembra di essere sopra ogni cosa. Respiriamo di nuovo l’aria dei 4000m, un momento sempre emozionante. La discesa va effettuata con molta attenzione soprattutto nell’ultimo tratto che va fatto di nuovo senza fermarsi. I seracchi non hanno orari, meglio quindi rimanere il meno possibile sotto il loro raggio d’azione. Di nuovo sulla spianata del Glacier Blanc; siamo fuori pericolo, ci fermiamo per riposarci un po’ prima della lunga discesa verso la macchina.

Ci vogliono più di quattro ore per scendere dalla base della parete. Arriviamo a Pre De Madame Carle distrutti ma soddisfatti. È una montagna eccezionale, unica. La colata del Glacier Blanc ricorda paesaggi himalayani e montagne come il Pelvoux sembrano volerti ammonire sulla severità di questi luoghi. La salita è data F, ma a mio avviso è da valutare PD sia per il lungo avvicinamento sia per i pericoli oggettivi del percorso.